IdT – Les idées du théâtre


 

Préface

La Ferinda, commedia di Giovan Battista Andreini, Fiorentino

Andreini, Giovan Battista

Éditeur scientifique : Saint Martin, Marie

Description

Auteur du paratexteAndreini, Giovan Battista

Auteur de la pièceAndreini, Giovan Battista

Titre de la pièceLa Ferinda, commedia di Giovan Battista Andreini, Fiorentino

Titre du paratexteA benigni lettori, Giovan Battista Andr[ei]ni

Genre du textePréface

Genre de la pièceCommedia

Date1622

LangueItalien

ÉditionParis, s. n., 1622, in-8°

Éditeur scientifiqueSaint Martin, Marie

Nombre de pages5

Adresse sourcehttp://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k574014

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/Andreini-Ferinda-Preface.xml

Fichier HTMLhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/html/Andreini-Ferinda-Preface.html

Fichier ODThttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/odt/Andreini-Ferinda-Preface.odt

Mise à jour2014-04-06

Mots-clés

Mots-clés français

GenreComédie musicale improvisée ; mélodrame

DramaturgiePrologue

LieuVenise

ActionComique

Personnage(s)Thalie ; pas de dieux

ScenographieVenise : costumes vénitiens, gondoles

ReprésentationSimplicité du spectacle comique ; ballets ; sérénades

ExpressionLangues variées ; échos, exclamations, interruptions

Mots-clés italiens

GenereCommedia melodrammatica all’improvviso

DrammaturgiaPrologo

LuogoVenezia

AzioneComica

Personaggio(i)Talia ; nessun dio

ScenografiaVenezia : costumi veneziani, gondole

RappresentazioneSemplicità dello spettacolo comico ; balletto ; serenate

EspressioneLingue diverse ; echi, esclamativi, interruzioni

Mots-clés espagnols

GéneroComedia musical improvisada ; melodrama

DramaturgiaPrólogo

LugarVenecia

AcciónCómica

Personaje(s)Talía ; ausencia de dioses

EscenografiaVenecia : trajes venecianos, góndolas

RepresentaciónSencillez del espectáculo cómico ; bailes ; serenatas

ExpresiónLenguas variadas ; ecos, exclamaciones, interrupciones

Présentation

Présentation en français

Avec La Ferinda, publiée en 1622, Andreini s’inscrit dans la lignée du genre mélodramatique créé par Monteverdi et Striggio en 1607. Cependant, si les auteurs de mélodrames ont jusqu’à présent composé sur des sujets empruntés au domaine tragique, Andreini propose un nouveau genre de mélodrame, sur un sujet comique, la commedia musicale all’improvviso1. Il réfléchit à la difficulté, mais également aux avantages, que présenterait cette nouveauté générique. Le genre comique semble peu compatible avec la pompe attendue d’un mélodrame : pas de merveilleux, pas d’intervention divine ni de changement de décor à vue, pas de machine pour évoluer dans les airs ou dans les mers… Andreini trouve cependant deux atouts majeurs à la « commedietta musicale » qu’il propose : il met en scène différents langages, à la manière de la commedia dell’arte, d’une manière magistrale et fort propice aux variations musicales, et le concert linguistique joue des « échos, voix interrompues, exclamations aussi bien dans les tons comiques que dans les tons sérieux2 ». Par ailleurs, le traitement des personnages comiques est l’occasion de développer de nombreuses sérénades, ballets et « canzonette alla pindarica ». La musicalité justifie la variété des vers rares dans le cours de la pièce3. Enfin, Andreini ne se prive pas de mettre en scène un ballet final, gage de succès. Il imagine, pour son prologue, l’entrée de la muse Thalie, venue réclamer d’autres distractions que les pleurs d’Ariane. Si l’élément musical émerge dans L’Adamo et La Maddalena, il occupe une place importante dans les comédies I due Leli simili (Les deux Lélio semblables), L’Amor nello specchio (L’Amour au miroir) et la Sultana, mais surtout dans la Ferinda et dans la Centaura (toutes ces comédies sont publiées en 1622), préludes à l’opéra bouffe. La Ferinda d’Andreini marque un tournant dans le triomphe du nouveau genre, qui se confirmera avec l’avènement de Maffeo Barberini comme pape Urbain VIII, en 1623.

Présentation en italien

Con La Ferinda, pubblicata nel 1622, Andreini si iscrive nella scia del genere melodrammatico creato da Monteverdi e Striggio nel 1607. Tuttavia, se gli autori di melodrammi hanno composto fino ad allora su argomenti tratti dalla tragedia, Andreini propone un nuovo genere melodrammatico fondato sull’argomento comico, la commedia musicale all’improviso4. Egli riflette alla difficoltà, ma anche ai vantaggi che costituirebbe la messa alla prova di questo genere. Quello comico sembra poco compatibile con il fasto richiesto per il melodramma : nessun ricorso al meraviglioso, all’intervento divino, nessun cambio scenografico, nessuna macchinario per attraversare nubi e mari… Eppure Andreini trova due vantaggi fondamentali alla commedietta musicale proposta da lui : essa pone sul palco scenico deiverse lingue, alla maniera della commedia dell’arte, in modo magistrale e con la possibilità di variazioni musicali, ed il concerto linguistico risuona di « echi, voci tronche, esclamazioni tanto ne’ ridicoli come ne’ gravi ». Inoltre, il trattamento dei personaggi comici è l’occasione di sviluppare numerose serenate, numerosi balletti e « canzonette alla pindarica ». La musicalità giustifica la variétà dei versi rari lungo l’opera5. Enfine Andreini ne approfitta per comporre un balletto finale, che è garanzia di successo. Iper il suo prologo, immagina l’ingresso della musa Talia, venuta a reclamare altre distrazioni che il lamento di Arianna. Se l’elemento musicale emerge nell’Adamo e nella Maddalena, occupa un posto rilevante nelle commedie I due Leli simili, L’Amor nello specchio e la Sultana, ma soprattutto nella Ferinda e nella Centaura (tutte pubblicate nel 1622), che aprono la strada all’opera buffa. La Ferinda d’Andreini segna una svolta nel trionfo del nuovo genere che si confermerà con l’investitura di Maffeo Barberini, cioè papa Urbano VIII, nel 1623.

Texte

A Benigni Lettori. Giovan Battista Andr[ei]ni

[NP1] Allorché per mia felice fortuna in Firenze e in Mantova fui spettator o recitative e musicali, vidi l’Orfeo, l’Arianna, la Silla, la Dafne, la Cerere, e la Psiche6, cose in vero maravigliosissime ; non solo per l’eccellenza de’ fortunati cigni7 che le cantarono gloriose, come per la rarità de’ musici canori che armoniose e angeliche le resero.

Ond’io invaghitomi di così maravigliosi spettacoli, conobbi che forse non sarebbe stata cosa spiacente, chi avesse composto un picciol nodo di [NP2] commedietta in così fatto genere.

Pensai molto, non ci trovando altro che grandissime difficoltà, poiché come commedia, la mia invenzione perdeva nella pompa del teatro, essendo presso a quegli altri poverissimo e ignudo.

Perdeva nella bellezza del variar le Scene, poiché non c’intervenendo nella commedia deità, non si potevano far queste così violenti e rapide mutazioni.

Ne gli abiti riusciva pur fredda l’operetta, poiché in essa non si rimiravano Giovi in maestà e altri numi di maraviglioso aspetto.

Era parimente in tutto snervata, essendo ancor del tutto priva di quelle machine, e per l’aria, e per terra, e per mare, quali tanto fanno ammirande così fatte apparenze.

Alfine, fra tenebre di confusione, dimostrandomisi un picciolissimo ra[NP3]ggio di ripiego gentile, mi rinfrancai smarrito, m’illuminai tenebroso ; e’n così fatta guisa terminai il mio pensiero, cioè.

Per la pompa del teatro, volli stabilir il caso in Venezia, maestosa per gli edifici, ammi[ra]bile, per esser terra e mare ; e benché non ci fossero variate scene, non dimeno era tanto il diletto in mirar sempre questa scenica pompa di terra, e d’acqua, che lo spettatore era lusingato a non si curar di veder di scena altra mutazione.

Alla convenienza degli abiti sontuosi, stabilii la diversità de gli abiti alla veneziana, chi di nero alla lunga vestendo, chi di rosso, chi da pescatori, chi da gondolieri, chi da bravacci, come donne parimente di varie spoglie adornate.

Circa alle machine, pur anch’ io trovai, che le nuvole mie, i miei car[NP4]ri fossero la bellezza ; e le varietà di gondole, e di fisolere.

Parimente allo stesso prologo cercai d’andar emulando ; poiché si come fra questi superbissimi teatri principio d’una di queste opere famose ad’ogni or fù un prologo d’invenzione, o nel mare, o nel cielo comparendo ; così intesi anch’ io che Talía, sopra una conchiglia fra l’onde in maestà, facesse il prologo dicendo che padrona de’ teatri, non voleva più che sì piangesse per Arianna8 : ma si rallegrasse per nuovi diletti, com’ ella n’era apportatrice.

In questo solo mi pareva di guadagnare, poiché in quest’ opere musicali, tutti ragionano in una istessa lingua, e in questa io c’introduceva vari linguaggi, come di Graziano, di Pantalone, di Bergamasco, di Ferrarese, di Napolitano, [NP5] di Genovese, di Tedesco9, con echi, voci tronche, esclamazioni tanto ne’ ridicoli come ne’ gravi, accioché l’eccellente musico avesse occasion di monstrar il suo valore in questi differenti modi scherzando.

Parimente sì come l’opere già dette sono quasi ripiene, e vaghe oltre la testura di versi ordinari, di canzonette alla pindarica10 ; così di queste anch’io ne resi adorna la mia, e in particolar in bocca de’ ridicoli, come la occasion di far serenate ; e perché ad ogni or di così fatte cose è quasi ottimo condimento il balletto, e pur qui dentro il balletto ci posi.

Or per veder distinto quello c’ora v’accenno in confuso, tacendo mi v’inchino.