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Dédicace

Merope, tragedia di Pomponio Torelli, conte di Montechiarugolo, nell’Accademia de’ Signori Innominati di Parma Il Perduto

Torelli, Pomponio

Éditeur scientifique : Zanin, Enrica

Description

Auteur du paratexteTorelli, Pomponio

Auteur de la pièceTorelli, Pomponio

Titre de la pièceMerope, tragedia di Pomponio Torelli, conte di Montechiarugolo, nell’Accademia de’ Signori Innominati di Parma Il Perduto

Titre du paratexteDedica agli accademici innominati di Parma

Genre du texteDédicace

Genre de la pièceTragédie

Date1589

LangueItalien

ÉditionParma, nella Stamperia di Erasmo Viotti, 1605

Éditeur scientifiqueZanin, Enrica

Nombre de pages4

Adresse sourcehttp://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image228a.pdf

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/Torelli-Merope-Dedicace.xml

Fichier HTMLhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/html/Torelli-Merope-Dedicace.html

Fichier ODThttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/odt/Torelli-Merope-Dedicace.odt

Mise à jour2013-05-15

Mots-clés

Mots-clés français

GenreTragédie

SourcesHygin

SujetNoble

DramaturgieTragédie au dénouement heureux ; réception de la Poétique ; vraisemblance

ActionReconnaissance

Personnage(s)Merope

RéceptionAcadémique

FinalitéMorale ; merveille ; exemplarité

AutreAcadémie des Innominati à laquelle l’auteur appartient

Mots-clés italiens

GenereTragedia

FontiIgino

ArgomentoElevato

DrammaturgiaTragedia a lieto fine ; ricezione della Poetica ; verosimiglianza

AzioneAgnizione

Personaggio(i)Merope

RicezioneAccademica

FinalitàMorale ; meraviglia ; esemplarità

AltriAccademia degli Innominati, alla quale appartiene l’autore

Mots-clés espagnols

GéneroTragedia

FuentesIgino

TemaNoble

DramaturgiaTragedia con desenlace feliz ; recepción de la Poética ; verosimilitud

AcciónAgnición

Personaje(s)Mérope

RecepciónAcadémica

FinalidadMoral ; maravilla ; ejemplaridad

OtrasAcademia de los Innominati a la que pertenece el autor

Présentation

Présentation en français

La Merope de Pomponio Torelli est une tragédie italienne relativement connue, surtout en raison de sa publication en 1723 dans le recueil Teatro Italiano de Scipione Maffei1. Pomponio Torelli, conseiller diplomatique et homme de lettres à la cour des Farnese de Parme, compose la Merope vers 1589 et ajoute à la troisième édition de sa tragédie, parue en 1605, une épître dédicatoire adressée à l’académie des Innominati dont il était membre2. Par cette épître, Torelli entend justifier ses choix poétiques, mais il fait ainsi allusion aux enjeux centraux de la théorie tragique de la fin du Cinquecento italien. Il considère d’abord la réception de la Poétique d’Aristote : en dépit de la diffusion du traité, sa compréhension reste difficile, à cause des « caprices » des commentateurs, mais aussi des difficultés inhérentes au texte. Une de ces difficultés concerne les stratégies de dénouement : si Aristote affirme, d’un côté, que la tragédie doit de préférence avoir une fin funeste (53a17), il précise de l’autre que la meilleure configuration de dénouement est celle où le héros est sur le point de tuer, mais reconnaît sa victime et ne tue pas. Or, une telle fin est heureuse. L’histoire de Mérope est un exemple de cette forme de dénouement : l’héroïne, sur le point de tuer celui qu’elle considère comme le meurtrier de son fils Chresphonte, reconnaît en lui son fils et ne le tue pas. Cette reconnaissance est centrale dans la pièce de Torelli – alors qu’elle se joue en coulisse dans les adaptations antérieures de l’intrigue – et manifeste l’importance qu’acquiert la surprise et la « suspension » dans la tragédie de la fin du XVIe siècle. Torelli affirme sa volonté d’adapter une intrigue antique à partir de principes tirés d’Aristote – comme le vraisemblable, la « complexité » de l’intrigue, la recherche des effets – et d’Horace – comme le souci de l’« utilité ». En ce sens l’épître aux Innominati permet de mieux comprendre le contexte tragique de la fin du Cinquecento italien : la Poétique est désormais un texte connu et commenté, et avec d’autres ouvrages – tels que l’Ars poetica et la Rhétorique – fonde l’horizon théorique de la tragédie. La pratique du genre reste une pratique d’érudition, destinée au public des académies, même si la recherche de la surprise et de la « suspension » manifeste le désir de toucher un public plus vaste.

Présentation en italien

La Merope di Pomponio Torelli è una delle tragédie italiane più conosciute3. Il suo autore, diplomatico e letterato presso la corte Farnese di Parma, la compose nel 1589 e aggiunse alla terza edizione di 1605 una dedica all’accademia degli Innominati, di cui egli era un membro importante4. In tale dedica, Torelli intende giustificare le sue scelte poetiche, ma così facendo egli allude a problematiche centrali della teoria tragica tardo cinquencentesca. Egli considera la ricezione della Poetica di Aristotele : malgrado la diffusione del testo, la sua comprensione rimane difficile, a causa dei « capricci » dei commentatori, ma pure a causa della complessità del testo aristotelico. Una difficoltà concerne le strategie dello scioglimento : se Aristotele afferma da un lato che la tragedia deve avere, di preferenza, una fine funesta (53a17), egli indica che il finale tragico più riuscito è quello dove l’eroe è sul punto di uccidere, riconosce e non uccide – cioé un finale felice. La storia di Merope è un esempio di questo finale : l’eroina, sul punto di uccidere colui che dichiara aver ucciso suo figlio Cresfonte, riconosce in lui proprio Cresfonte, e lo salva. Tale agnizione è centrale nella tragedia di Torelli – mentre non appare in scena nelle versioni anteriori della trama – e manifesta l’importanza che assume la sorpresa e la sospensione nella tragedia della fine del Cinquecento.Torelli afferma il suo intento di adattare la trama antica cercando di rispettare alcuni principi poetici tratti da Aristotele – il verosimile, la « complessità » della trama, la ricerca degli effetti – e da Orazio – la ricerca dell’ « utilità ». In questo senso la dedica agli Innominati aiuta a comprendere il contesto tragico della fine del Cinquento : la Poetica è ormai un testo conosciuto e commentato, che insieme ad altri testi teorici – quali l’ars poetica e la retorica – fonda l’orizzonte teorico della tragedia. La pratica del genere resta una pratica dotta, destinata ad un pubblico accademico, anche se la ricerca della sospensione e della sorpresa manifestano il desiderio di toccare e di coinvolgere un pubblico più vasto.

Texte

A gli Illustriss[imi]. Signori Miei Osservandissimi I Sig[nori]. Accademici Innominati di Parma5

{NP1}Quando fui favorito, da così onorata radunanza, d’essere annoverato tra gli Accademici suoi6, con l’esenzione d’ogni carico, che per le accademiche leggi vien loro imposto, avendo in ciò rispetto non meno alla debolezza mia, che a molti e gravi negozi, che m’occupavano ; mi disposi di non goder giammai di tal privilegio, se necessità di viag{NP2} gio ò d’infirmità non lo confermassero.

Parendomi, che la gratitudine, tanto più mi spingesse à leggere, e disputare, quanto più la grazia fatta me ne liberava; e giudicando di poter con questo mezzo di nobile esercizio accrescere quel poco di sapere, che con lungo tempo, e con molta fatica acquistato m’avea; oltra alla commodità di conferire, disputando con molti ingegni pellegrini, che spesso inaspettati compariscono, mossi dal grido di così gloriosa Accademia. Perciò mi diedi à leggere la Poetica d’Aristotele, discorrendo, e disputando sopra le difficoltà che sorgono in quell’operetta imperfetta, e lacera : e fors’anco lacerata da qualche d’uno, che l’espone, o vuole ridurla storcendo il sentimento d’essa ai suoi propri capricci7. Frà molti dubbi che v’occorrono dava assai che pensare il luogo, ove si tratta de i modi delle recognizioni8, trà i quali il Filosofo sommamente commenda quello, che è nel fatto proprio, per lo quale standosi per far un grand’eccesso, si desiste nel punto di commetterlo9; dando di ciò l’esempio di Merope. Onde parea che n’avvenisse, che nelle Tragedie perplesse10 quella dell’altre fosse migliore, che in lieto fine {NP3} terminasse, essendo la favola l’anima della Tragedia11, e ricevendo bellezza dal modo della recognizione; e il più bello di essa, trovandosi rivolto a lieto fine. Il che pare contrario allo stesso Filosofo, che prepone quelle Tragedie a tutte l’altre che in mesto fine son terminate12. Sopra tal difficoltà adducendo io certi miei pensieri, che con tutte le lezioni fatte sopra quel libro potrebbono13 presto vedersi fù discorso, e disputato assai. Et secondo essi mi posi a compor la Merope, conformandomi, nella costituzione, con Higino14; poi che non abbiamo altra luce da quelle che composero gl’antichi Tragici15; e variando ne i mezzi la testura16, secondo che più mi parea, che richiedesse il necessario, e il verisimile17 della consequenza delle parti, e ch’ella potesse aiutar’à trarne costumi più utili al viver moderno la condussi al fine18. E si come composta ch’io l’ebbi la donai scritta all’Accademia, così ora che da me vien fatta ristampare, ho voluto a V[ostre]. S[ignorie]. Illustris[sime]. dedicarla : sicuro, che per lor bontà la riceveranno come frutto colto ne i loro propri poderi, che, per insipidi che sieno, sogliono però sempre parer grati al gusto dei patroni. Et che in questo picciol dono riconosceranno il gran {NP4} dissimo desiderio, che sempre ho ritenuto di servire a così onorata compagnia. Prego Dio, ch’accresca gli studi degni loro, agevolando le fatiche con lo stimolo dell’onore, e difendendo gli scritti loro dal tempo, che suol far maggior’ingiuria à quell’opere, che più lungamente meriterebbon19 di vivere.

Di Montechiarugiolo il XXIX. di maggio M.D.C.V.

Delle S[ignorie]. V[ostre]. Illustriss[ime]

Socio, & Servit[ore].

Pomponio Torelli.