IdT – Les idées du théâtre


 

Prologue

L’Innocente fanciulla. Comedia nuova di Gabriello Gabrielli Romano. Dedicata all’illustrissimo Signor Crescentio Crescenti

Gabrielli, Gabriello

Éditeur scientifique : De Capitani Patrizia

Description

Auteur du paratexteGabrielli, Gabriello

Auteur de la pièceGabrielli, Gabriello

Titre de la pièceL’Innocente fanciulla. Comedia nuova di Gabriello Gabrielli Romano. Dedicata all’illustrissimo Signor Crescentio Crescenti

Titre du paratextePrologo

Genre du textePrologue

Genre de la pièceComédie

Date1603

LangueItalien

ÉditionVenise : Sebastian Combi, 1605, in-12°. (Lien vers l’édition numérisée bientôt disponible)

Éditeur scientifiqueDe Capitani Patrizia

Nombre de pages3

Adresse sourcehttp://www.opal.unito.it/psixsite/Teatro%20italiano%20del%20XVI%20e%20XVII%20secolo/Elenco%20opere/image437.pdf

Fichier TEIhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/tei/Gabrielli-InnocenteFanciulla-Prologue.xml

Fichier HTMLhttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/html/Gabrielli-InnocenteFanciulla-Prologue.html

Fichier ODThttp://www.idt.paris-sorbonne.fr/odt/Gabrielli-InnocenteFanciulla-Prologue.odt

Mise à jour2013-06-20

Mots-clés

Mots-clés français

GenreComédie

SujetInventé ; nouveau

DramaturgieDivision en actes

FinalitéMorale ; plaisir

ExpressionPlurilinguisme

AutreEsthétique de la variété

Mots-clés italiens

GenereCommedia

ArgomentoInventato ; nuovo

DrammaturgiaDivisione in atti

FinalitàMorale ; divertimento

EspressionePlurilinguismo

AltriEstetica della varietà

Mots-clés espagnols

GéneroComedia

TemaInventado ; nueve

DramaturgiaDivisión en actos

FinalidadMoral ; entretenimiento

ExpresiónPlurilingüismo

OtrasEstética de la variedad

Présentation

Présentation en français

L’Innocente fanciulla est une comédie de Gabriello Gabrielli, auteur dont on ne sait pas grand chose sinon qu’il vécut entre le XVIe et le XVIIe siècle et qu’il était romain, information qu’on tire de la page de titre de sa pièce. Celle-ci, publiée pour la première fois à Venise en 1603, fut réimprimée en 1605, 1609, et 1623 chez l’éditeur vénitien Combi, et à nouveau en 1629 à Venise chez Ghirardo Imberti1. Précédé d’une dédicace de l’éditeur à Crescenzo Crescenzi, vraisemblablement un descendant d’une antique et illustre famille romaine, le Prologue, écrit par l’auteur, résume les idées déjà énoncées au XVIe siècle sur la nature et la fonction de la comédie. À partir de la définition du genre comme miroir de la vie humaine, formule attribuée à Cicéron par le grammairien du IVe siècle Donat2, le Prologue observe qu’elle constitue un divertissement honnête, et un remède excellent contre les revers de fortune qui engendrent tristesse et désespoir. Il poursuit en rappelant que les Athéniens furent les premiers à écrire et à représenter des comédies. Ce genre, qui était au tout début une distraction sans prétentions, changea de statut lorsque le dramaturge grec Cratinos imposa des règles concernant la division en actes et la qualité des personnages, et précisa qu’elle devait avoir une finalité morale. La comédie est ainsi devenue au fil du temps un moyen fondamental d’amélioration sociale et anthropologique, car en mettant en scène les conséquences fâcheuses de certains défauts et vices humains, elle incite les spectateurs à les éviter. Pour ces diverses raisons, la comédie ici présentée est neuve, c’est-à-dire qu’elle n’est pas imitée d’une œuvre antique, condition essentielle pour intéresser le public contemporain. Une autre qualité de cette pièce que le Prologue souligne est sa variété, qui repose en bonne partie sur la présence de personnages s’exprimant dans leurs dialectes d’origine, notamment le vénitien et le napolitain. Le plurilinguisme est en effet l’un des traits les plus originaux de la comédie italienne des XVIe et XVIIe siècles. Il est autant un important élément stylistique et expressif qu’un indicateur social et politique3.

Présentation en italien

L’Innocente Fanciulla è una commedia di Gabriello Gabrielli, autore sul quale non si sa quasi nulla se non che visse tra il XVI e il XVII secolo e che era romano, informazione che si trae dal titolo della sua commedia. Quest’opera, pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1603, fu ristampata nel 1605, nel 1609 e nel 1623 presso l’editore veneziano Combi, e di nuovo nel 1629 a Venezia presso Ghirardo Imberti4. Preceduto da una dedica dell’editore a Crescenzio Crescenzi, probabilmente un discendente di un’antica ed illustre famiglia romana, il Prologo, scritto dall’autore, riassume le principali idee enunuciate nel XVI secolo sulla natura e la funzione della commedia. A partire dalla definizione della commedia come specchio della vita umana, secondo la formula che Donato, grammatico del IV secolo, attribuisce a Cicerone5, il Prologo osserva che essa è un divertimento virtuoso ed un eccellente rimedio contro i rovesci della fortuna che provocano tristezza e infelicità. Il Prologo continua ricordando che gli Ateniesi furono i primi a scrivere ed a far rappresentare commedie. In principio, divertimento senza pretese, la commedia ha cambiato statuto quando il drammaturgo greco Cratino ha imposto regole sulla divisione in atti, la qualità dei personaggi e ne ha precisato l’utilità morale. La commedia è così diventata col tempo un mezzo essenziale di miglioramento sociale ed antropologico perché, rappresentando le gravi conseguenze di certi errori e vizi, essa incita implicitamente ad evitarli. Per queste diverse ragioni, la commedia qui presentata è nuova, nel senso che non è non imitata da un’opera antica, condizione essenziale per suscitare l’interesse del pubblico coevo. Un’altra qualità di quest’opera, sottolineata dal Prologo, è la sua varietà che dipende in buona parte dalla presenza di personaggi che si esprimono nei loro dialetti di origine, cioè il napoletano ed il veneziano. Il plurilinguismo è in effetti uno dei tratti più originali della commedia italiana del XVI e del XVII secolo essendo, nello stesso tempo, un importante elemento stilistico-espressivo che un indicatore sociale e politico6.

Texte

Prologo

{5} Se i travagli del mondo e l’umane cure, o Spettatori, non si alleviassero alle volte con qualche onesto sollazzo o di mente o di corporal esercizio s’incarnerebbero talmente negli uomini che infelice e odiosa ne renderebbero quella vita che da noi tanto si apprezza, si stima e tiensi cara. Onde, per temprare e addolcire quegli accidenti che generalmente l’incostante fortuna n’imprime7, sono state da virtuosi molte cose ritrovate, le quali, come nostro medicamento, hanno assai alleggerito i sinistri avvenimenti della vita nostra. E fra molti il più virtuoso esercizio che sia stato ritrovato, con grande ragione la commedia tiene il primo loco8, essendo quella un poema dove tutte le azioni umane si scoprono9 {6} e dove si dimostra ai mortali quanto importi il fuggire i vizi e abbracciar le virtù. E chi non sa gli Ateniesi esser stati i primi scrittori di commedie ? Le quali però che10 da principio furono agresti e rusticali, non per altro si rappresentavano che per dilettare nelle lor feste il civile popolo. Ma dopo che Cratino11 gli atti di esse e i personaggi a più eleganza ridusse, nel piacere l’utile intramettendo12, quelle a pubblico esempio osservarono quasi che una norma del ben vivere. E scoprendo sotto piacevol colore i difetti dei molti ha apportato non piccola utilità alle genti: quanto sia biasimevole l’avarizia in un animo nobile, quanto dannoso il fidarsi dei servi ignobili, come pericoloso l’essere oltremodo geloso, quanto poco si debba credere a millantatori e a quanti infelici giorni e gravose notti e a quanti strazii siano soggetti i miseri amanti.

Eccovi adunque una commedia nuova, comparsa di nuovo e vestita di nuovo. E perché l’autore di essa sa molto bene che per variare il mondo è bello e i cervelli umani son vari e però la varietà piace a tutti13, ha voluto formare i personaggi che nella commedia intervengono di lingue varie, immaginandosi {7} che abbiano a dilettarvi. E se per avventura14 vi sarà alcuno che non bene capisca il linguaggio, se gli15 potrà dare la risposta che diede quel filosofo a quel tale che gli disse che non intendeva il suo parlare, cioè « impara a parlare come faccio io ». Ma qui fa punto l’autore16 e dice se la favola sarà dilettosa, che vi parrà brevissima, come sono i diletti di quaggiù che in un momento vengono e vanno, e se non sarà, si contenta da ora che gli uomini, le donne, l’apparato e ciò che c’è lo piantino sul più bello senza dire « Valete » e « Plaudite »17. Or state attenti e cominciate ad udire che io vedo comparire Guglielmo18. Addio.